Francis Bacon: l’umana condizione nella sua essenziale nudità

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“Penso che l’arte sia un’ossessione per la vita e, dato che siamo esseri umani, la nostra più grande ossessione è quella per noi stessi. Secondariamente ci sono gli animali, poi i paesaggi.”

Francis Bacon è un artista che ha affascinato e che continua ad affascinare per la sua capacità di penetrare ed esprimere la condizione umana nella sua spietata nudità, senza retorica od artifici.

Nato a Dublino nel 1909, Bacon incarnò perfettamente il cliché dell’artista maledetto, cosa questa che eccitò la fantasia del pubblico che, romanticamente, vedeva nel tormento dell’artista anche la sua estasi. L’alcol, il gioco, i debiti, tutto ciò contribuì ad accrescere quel groviglio di sensazioni e sentimenti che Bacon, con estrema padronanza, riuscì ad elaborare nel suo personale linguaggio pittorico.

L’esistenza di Bacon offrì effettivamente all’artista una visione della realtà che trasferì nella sua opera: l’espressione deformata e distorta delle sue tele trovò infatti riscontro nelle vicende in cui rimase coinvolto nel corso della sua storia personale.

Basti pensare alla dichiarata omosessualità, deplorata sia in famiglia che nella società, che costrinse l’artista ad oscillare tra l’aperta riprovazione sociale ed un’orgogliosa ostentazione della propria condizione.

Adolescenza, giovinezza e maturità di Bacon si svolsero in anni di forte repressione sessuale radicando, così, in lui, la convinzione della sua diversità. Diversità e malattia sono infatti le caratteristiche di tutta la sua vita che sublimò, con inusuale potenza espressiva nei suoi quadri, gettando così in faccia al mondo tutto il suo male di vivere e la sua angoscia esistenziale.

Bacon non frequentò alcuna scuola d’arte e non ebbe dei maestri riconosciuti tranne la sua volontà di assimilare e di spaziare in tutta la storia dell’arte, e non solo in quella a lui contemporanea.

Fondamentali nella sua formazione giovanile, furono due viaggi che fece nel continente: uno a Berlino, nel 1927, e uno a Parigi, ove soggiornò dal 1927 al 1928. Berlino fece conoscere a Bacon l’arte espressionista, mentre Parigi lo mise in contatto con le novità artistiche del momento, con il design e l’arte più raffinata e alla moda.

Bacon esordì come designer e arredatore d’interni: attività che pare assai distante dalla sua pittura e dal suo carattere che sfuggono clamorosamente al concetto di gusto corrente e di necessità.

Già nel 1931 Bacon abbandonò tale attività per dedicarsi esclusivamente alla pittura: la sua prima personale del 1934 fu però un totale fallimento sia nell’ambiente critico che in quello artistico. Per quasi un decennio, dal 1934 al 1944, Bacon scomparì dalla scena artistica, inframmezzando lunghi silenzi con qualche uscita pubblica seguita, poi, da altre delusioni di critica e di pubblico: la sua pittura risultò essere ancora troppo sradicata ed isolata per poter essere collocata nel variegato panorama artistico dell’avanguardia.

Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, dipinto nel 1944 ed esposto nel 1945, fu il primo autentico capolavoro emerso dai pennelli di Bacon: tre figure urlanti mescolate al tema della tradizione pittorica religiosa del dramma della Crocifissione.

Questa tela gettò nuova luce sull’opera di Bacon: tutti si accorsero della sua originalità e della novità delle sua ricerca in grado di scardinare e sovvertire la tradizione pittorica inglese.

“So che per le persone religiose, per i cristiani la Crocifissione riveste un significato totalmente diverso. Ma per me, non credente, è solo un atto del comportamento umano, un modo di comportarsi nei confronti di un altro.”

Si moltiplicarono così le mostre e l’interesse per la sua arte crebbe e si diffuse anche all’estero, forte dell’appoggio di galleristi, collezionisti e direttori di museo. Da questo famoso trittico, Bacon cominciò a produrre opere che si rivelarono tutte un capolavoro per la loro ricerca di perfezione assoluta; egli infatti distrusse tutto ciò che non lo soddisfaceva appieno, controllando costantemente la sua produzione senza concedere nulla alle crescenti richieste del mercato.

Cominciò così la sua ascesa come artista, affiancata da una vita privata costellata da lutti e privazioni, sofferenza, alcol e dolore. Nel 1985, quando la Tate Gallery di Londra gli dedicò la sua seconda retrospettiva, Bacon venne consacrato ufficialmente come “il più importante pittore vivente.”

Il 28 aprile 1992 Francis Bacon morì a Madrid all’età di 82 anni.

♦source barbarainwonderlart.com♦