La sedia

 

sediaQuante attività vengono svolte sulle sedie?
Le sedie possono assumere le forme più diverse, per rispondere a esigenze differenti quali mangiare, leggere, riposare, aspettare, scrivere o svolgere un lavoro da ufficio.
La relazione che abbiamo con essa può quindi assumere significati diversi, e attraverso la forma e i materiali con cui è stata realizzata, può essere di tipo intellettuale, emozionale, estetico, culturale se non addirittura spirituale.
Il concetto di relazione è strettamente legato al concetto di design, e questo vale particolarmente per il design di sedie. Nessun altro oggetto di arredamento, infatti, offre altrettante possibilità di creare connessioni così significative. Del resto, può ancora entrare in relazione visiva e/o funzionale con il contesto in cui viene collocata, compresi gli altri oggetti di arredamento, in stili diversi. Il successo risiede infatti nel numero di relazioni che instaura, rispondendo a un’esigenza particolare.
Questa è forse la ragione per cui numerosi designer hanno dedicato spesso anche diversi anni della loro carriera a creare sedie, privilegiando questo genere di mobili rispetto a qualsiasi altro. E, in effetti, fatta eccezione probabilmente per l’automobile, non esiste prodotto industriale dei nostri tempi che sia stato maggiormente studiato, celebrato e sottoposto alle più svariate elaborazioni creative.
Nel corso degli ultimi 150 anni, l’oggetto sedia ha conosciuto un’evoluzione parallela a quella che ha interessato l’architettura e la tecnologia, riflettendo i cambiamenti intervenuti nelle aspettative e nel gusto.
Si può addirittura affermare che la storia della sedia basterebbe da sola a illustrare quella del design.
Come osservava George Nelson nel 1953: “Tutte le idee profondamente originali, tutte le rivoluzioni in materia di design, tutte le sperimentazioni di materiali nuovi, tutte le innovazioni tecnologiche relative alla produzione di mobili hanno trovato la loro espressione più compiuta nella sedia”.

Del resto, anche la posizione seduta, nella varietà delle sue configurazioni possiede un significato sociale, ottempera a un insieme di convenzioni e deve tenere conto non da ultimo anche di esigenza ortopediche. Nella maggior parte dei casi è necessario che la sedia sostenga correttamente il peso di chi la usa a un’altezza tale che le gambe possano risposare toccando il pavimento con i piedi mentre la testa e il busto scaricano il peso sulle ossa del bacino e delle anche. L’esistenza di tale relazione fisica implica che qualunque sia l’imbottitura  adottata presto o tardi la pressione della ossa finirà per farsi sentire sui glutei, rendendo l’atto del restare seduti disagevole spingendo l’utente nel giro di dieci minuti / un quarto dora , a cambiare posizione. Quanto più una sedia viene progettata per offrire un sostegno stabile e una postura “ideale” a un uomo di ossatura media, tanto più risulterà inevitabile il disagio , con conseguente stress psicologico, per chi anatomicamente non risponda a tali requisiti o non voglia adottare la postura suggerita. Comunque, se la presenza di un sostegno lombare è importate, soprattutto nel caso delle poltrone da ufficio, resta fondamentale garantire all’utente la libertà di potere muovere le gambe e cambiare frequentemente posizione. Una buona seduta deve, dunque, consentire libertà di movimento e una vasta gamma di posture, offrendo al contempo un sostegno flessibile ma continuo.

Sebbene la funzione primaria di agevolare la posizione seduta sia rimasta virtualmente immutata nel corso dei secoli, trovare una soluzione adeguata ai problemi posti dalla sedia rappresenta un’avventura complessa e una vera e propria sfida.

♦ source Charlotte e Peter Fiell ♦